L'ISOLA DI ARTURO
30.05.2021 20:21Questo è un romanzo che parla della crescita di un ragazzino, Arturo Gerace, in un universo dapprima
prettamente maschile, ma successivamente inclusivo della femminilità, vissuta non più come qualcosa di
castrante sull’indole del protagonista: perché per Arturo Gerace, suo padre, e per l’Amalfitano, le donne
verrebbero sbeffeggiate e isolate, come se portassero un retaggio antico di vergogna.
L’io narrante è il protagonista Arturo, che ha vissuto senza nessuna figura di riferimento femminile, dal
momento che sua madre è morta di parto dandolo alla luce. Quindi da un lato egli sente la donna come
qualcosa di estraneo alla sua dimensione d’affetti e di parentela, essendo ancora molto giovane, dall’altro
lato, sente un taciuto senso di colpa.
Il padre, Wilhelm Gerace, per caratteristiche fisiche è molto diverso dagli abitanti di Procida, è biondo, alto
(ha origini in parte tedesche), anche sfuggente e a tratti protervo, quindi per Arturo è l’incarnazione di tutti i
desideri che protendono all’avventura e al coraggio: fin dalla sua infanzia, rappresenta egli un modello ideale
di eroe mitologico per la sua alterigia e per la sua perfezione.
Dapprima Arturo enfatizza il padre con toni grandiosi e puerili, rifiuta ogni figura femminile, cresce solo e si
rapporta quasi esclusivamente con l’ambiente di Procida, soprattutto con il mare e tutto ciò rende le sue
giornate sicure nella spensieratezza.
Successivamente entra nel suo mondo la matrigna ancora adolescente: pelle bianca, capelli scuri,
piuttosto goffa all’inizio agli occhi del protagonista, ma successivamente attraente e materna, come una
grande Dea, nonostante l’ingenuità e la sua verace spontaneità.
Si intravede nel libro una climax sentimentale, dapprima Arturo la considera poco femminile e stupida, ma
successivamente se ne innamora; questo amore però non riuscirà a concretizzarsi mai, perché Nunziata
non potrà concedersi al suo figliastro, ubbidendo a quelle leggi parentali tipiche di ogni società che si
sviluppa sui rapporti fondati sull’ordine.
Il padre subirà una successiva smitizzazione, in quanto viene scoperta la sua noncuranza per i figli, fra cui
Carmine, figlio di Nunziata, e Arturo, irretito in passato da questo fascino quasi magico esercitato
nei suoi confronti.
Si tratta di un romanzo della crescita e della formazione, in cui Arturo deve rompere con il passato che lo ha
castrato spiritualmente e mentalmente e cercare i propri passi che lo possano differenziare come individuo
rispetto ai conflitti familiari e rispetto all’origine.
Viene sottolineata l’irraggiungibilità nell’universo femminile, dapprima verso la madre defunta che non è
riuscito a conoscere, infine verso Nunziata con la quale non potrà mai condividere alcun futuro e alcun
legame. Non solo, anche la sua amante Assuntina, lo tradisce con altri uomini: così tutte le donne sono
degli archetipi verso cui tendere, ma sempre lontani e avvolti da una fascinazione non pienamente
compresa e soddisfatta.
In questo libro si intravedono i forti legami che uniscono l’uomo e il mare, la natura tutta intera, una natura
che non tradisce mai Arturo, spingendolo alla solitudine che non verrà mai respinta nel suo intimo.
La natura rappresenta un archetipo a cui ritornare, come nella morte dove si ritorna nella terra accogliente,
bruna e aspra, pur rappresentando essa sia un’origine che una fine .
Il tema principale è l’impossibilità di Arturo di possedere l’autenticità dell’amore (verso Nunziata) e
dell’affetto (verso il padre), sentimenti mancati che gli imporranno di lasciare l’isola di Procida.